Mission

Avere l’onore di affrontare un restauro significa, ogni volta, misurarsi con un’opera piena di storia,percepire i sacrifici degli operai che l’hanno realizzata, “sentire” le generazioni che, nel corso dei secoli, l’hanno vissuta attraverso le varie modifiche subite dalla struttura e, infine, osservare (prima di toccare) le linee, i segni e, più in generale, l’impronta lasciata dagli architetti dell’epoca.
Tutto ciò mi porta, ogni volta, a diverse riflessioni dalle quali scaturiscono le soluzioni operative che mi permettono di affrontare il cantiere, rispettando chi vi lavora e l’opera stessa.
Sono convinto che per l’ottima riuscita di un restauro monumentale sia importante rendere l’intervento il meno invasivo possibile (meno si demolisce meglio è).
Alla fine di ogni lavoro la soddisfazione più grande è osservare l’edificio rinato, ringiovanito e pronto nuovamente all’utilizzo.
Il vero piacere, quindi, è l’opera in sè realizzata la quale resterà a disposizione dei posteri con la speranza che in futuro qualcuno farà le mie stesse riflessioni: ciò significherebbe che l’umanità intera ha la consapevolezza del bello come bene supremo da conservare.
Gli uomini passano, le opere rimangono.

De Dominicis Giuseppe

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